Mente e combattimento parte 2

salute e benessere
Nella prima parte di questo articolo, uscita a dicembre 2012, abbiamo esaminato il concetto di “mente vuota”, adesso vedremo
come attraverso l’imitazione cosciente dello spirito animale, espresso dalle diverse figure dello Xin Yi Quan, si possa realizzare
questo particolare stato della mente così importante per le arti marziali.
I DIECI ANIMALI DELLO XIN YI QUAN

DRAGO
…le spire di un drago fluttuano nell’aria
Il corpo come una molla in tensione, la metà superiore e l’inferiore in continua controtorsione
dinamica, genera una forza centrifuga simile a quella del ciclone. I punti focali sono le anche
(femori), la vita (vertebre lombari) e il collo (vertebre cervicali). Insieme alla scimmia e al
serpente costruisce la percezione della colonna vertebrale come asse di rotazione virtuale sostenuto
e attivato dai due poteri (vita – collo) connessi attraverso le 3 chiavi di controllo (C7
settima vertebra cervicale, T11 undicesima vertebra toracica, osso sacro).
Il drago è l’animale più completo, l’unione ideale di tutte le abilità. È l’essenza della metamorfosi,
lo stato che contiene tutte le possibilità inespresse del vuoto primordiale (Wu Ji o
suprema vacuità) prima del manifestarsi dello Yin (aquila/cielo) e dello Yang (orso/terra).
Così come un bruco, quando si fa crisalide, comincia un processo d’autodistruzione per trasformarsi
in farfalla mantenendo, però, integro il suo sistema nervoso, noi, quando “entriamo”
nella figura mitica del drago, trasformiamo il nostro corpo e la nostra mente mantenendo
integra la nostra essenza vitale.
Processo che è nel contempo autoproduzione e autocreazione di un nuovo essere, che tuttavia
è lo stesso, ha la stessa identità, ma è ben diverso nelle sue qualità e attitudini.
Il potere del drago sta proprio nel suo essere un animale mitico, e in quanto tale per essere colto
richiede il potere creativo dello spirito. Cercare di identificarsi con questo animale richiede
l’attivazione di tutte le nostre qualità interiori, dalla forza di volontà alla consapevolezza, dalle capacità cognitive razionali della
mente a quelle intuitive dello spirito, dall’armonizzazione sensoriale (sistema nervoso neurosensoriale) al controllo motorio (sistema
nervoso neuromotorio). Richiede di esplorare la profondità della mente, di entrare nell’iperspazio intimo del cuore (il centro del
controllo emozionale), di percepire il corpo in maniera diretta, di sentire il flusso vitale delle emozioni scorrere nei muscoli, nelle
ossa e attivare la facoltà immaginativa.
Facoltà immaginativa che ci mette in contatto con la natura più vera, con la nostra essenza spirituale e trasforma il fantasticare nel
potere di trasmutare i nostri pensieri, le nostre immagini in forza, in energia che ci sorreggono e ci fanno muovere con un misto di
grazia e di potenza, come un drago che fluttua nel cielo.
Cercare di coglier lo “spirito del drago” porta la nostra mente oltre i normali confini del pensare, la costringe ad andare oltre il
“pensabile”, la costringe a percepire ciò che i normali sensi non riescono a percepire. Riporta il Logos (il pensare razionale) nella
dimensione del Mithos (il pensare simbolico), dove le parole immaginazione e imitazione, semanticamente sovrapponibili (in cinese
Xing equivale tanto a imitare quanto a immaginare), diventano principi alchemici di trasformazione interiore, fattori di trascrizione
molecolare in grado di attivare la mutazione genetica del nostro Spirito umano in quello celeste del Drago.
AQUILA
…un’aquila artiglia la sua preda, la mano come artiglio colpisce e non torna mai vuota …le braccia si aprono come ali
L’aquila è il principio yin, la forza del cielo, è la leggerezza, l’essenza della libertà dello spirito, la capacità di cogliere le cose intuitivamente,
globalmente, ma non di meno di catturare il particolare, l’insignificante, la minima sfumatura con precisione impeccabile
e intento inflessibile come l’aquila che ghermisce il piccolo topo.
Il suo atteggiamento è la maestosità del cielo, l’elevazione, l’espandersi della percezione nello spazio circostante, oltre i normali
confini del corpo, segnandolo con la propria intenzione e trasformandolo in struttura portante del moto, all’interno del quale ci si
muove con assoluto dominio.
Sentire le braccia come ali e le mani come artigli, genera un’estensione della percezione corporea che arriva fino alla punta delle
dita e oltre, permettendo lo sviluppo di una potente coscienza combattiva diffusa su tutto il corpo: questo concetto prende il nome di
sette pugni e si esplicita attraverso i 3 livelli d’attacco che sono sempre presenti (alto medio basso). Nello stile si combatte con ogni
estremità (i sette pugni), piedi, ginocchia, anche, spalle, gomiti, mani, testa, tutto deve essere vivo, vigile e reattivo.
ORSO
…un orso inferocito …pesantezza…, yang (forza estensiva assiale alto / basso) …la schiena che scocca le braccia con la violenza
di un orso.
L’orso è il principio yang, la forza della terra, l’essenza della pesantezza. Rappresenta la forza che preme, schiaccia, come il principio
An del Taiji Quan. L’orso riesce a scatenare una grande ferocia, e il praticante studia come realizzare attacchi devastanti, concatenati
naturalmente, così ravvicinati da non poter essere avvertiti: la combinazione tipica prevede la successione gomito palmo
dall’alto verso il basso.
La pesantezza dell’orso non significa assenza di fluidità, o lentezza, il segreto di questa alchimia è nel potere della colonna vertebrale,
usata come organo di trasmissione attivo ed intelligente della forza. “Attivo” nel senso che ogni vertebra guida e amplifica
la forza, tutto il tronco coordinato partecipa in apertura e chiusura, per mezzo dei 3 poteri funzionali della colonna (torsivo, flessoestensivo,
estensivo assiale) Vedi precedente articolo.
Potere della colonna che si realizza attraverso il preciso rapporto gerarchico funzionale tra a) la parte posteriore (la schiena dell’orso)
e la parte frontale del corpo, che significa essere yin, morbidi, flessibili, ricettivi davanti e yang, solidi, potenti dietro; b) il dantian
addominale e quello toracico che lavorano come due potenti sistemi pneumatici.
L’orso è insieme alla scimmia il più antropomorfo degli animali. Il più facile da imitare.
TIGRE
…una tigre osserva la sua preda …determinazione nell’attacco …potere del collo
La tigre rappresenta il potere del collo, il secondo sigillo della colonna vertebrale, biomeccanicamente
è un controllo direttivo della potenza, senza questa sezione non si può controllare
la forza, perché manca la precisione del gesto. Potenza che si esprime in precisi balzi in avanti
simili a quelli che la tigre compie quando cattura le sue prede, che possono essere il potente
bufalo, ma anche il piccolo coniglio o l’imprevedibile volatile.
Il paragone è quello di una struttura con due snodi forti e mobili (vita e collo) differenti e ben
specializzati, in grado di sostenere ogni dinamica.
La colonna è caratterizzata da 4 sezioni funzionalmente differenziate con una struttura a gerarchia
piramidale dotata di caratteristiche statico-funzionali e dinamico-funzionali distinte:
1-Vertebre cervicali: direzione – precisione – equilibrio
2-Vertebre toraciche: smistamento – distribuzione
3-Vertebre lombari: sostegno – potenza
4-Vertebre sacrali e coccigee: collegamento col bacino
Ogni parte è ottimizzata per realizzare uno scopo preciso. La sezione inferiore grossa, stabile
e potente per generare poderosi balzi in avanti, quella superiore sottile, mobile e precisa per
scaricare sull’avversario tutta la potenza accumulata in maniera letale; questo è vitale per garantire
la completezza del gesto, infatti senza un asse centrale allenato ed intelligente la pratica
è inutile, senza differenziazione strutturale e dinamica l’equilibrio funzionale e l’assetto generale
sono compromessi.
GALLO

…un gallo che corre – avanzare in equilibrio – le gambe micidiali come le zampe del gallo
Il Gallo, essenza dell’equilibrio dinamico, c’è sempre nelle movenze dello stile, al punto
da essere praticato costantemente, ed essere considerato una delle figure più importanti.
E’ simile al Peng del Taiji, sintesi del concetto di parata penetrante–impenetrabile, reagisce
come una palla elastica che schiacciata restituisce la spinta incamerata. Peng
significa ricavare uno spazio interno, prendere una distanza funzionale, o meglio potenziale,
è un’attitudine sempre presente nel combattimento.
In questo stile è espresso con il gomito verso il basso, radio e ulna in massima stabilità,
davanti al viso, in torsione completa, avvolti dai muscoli lungo l’asse centrale
dell’avambraccio, con la mano opposta che rimane sotto e dietro al gomito, pronta alla
variazione, in stato di massimo potenziale.
Nella figura si deve mantenere una particolare attenzione alla copertura, all’allineamento,
all’essere defilati con il torace e il bacino per aumentare la penetrazione in sicurezza
nei confronti d’ogni minaccia.
Spesso si fa riferimento alle zampe del gallo, e alla loro funzione combattiva, attivando
la capacità dei piedi di intercettare, incollarsi, seguire, anticipare colpire ecc.
Bisogna essere in grado di avanzare rotolando. Come accade nel Taiji o nel Bagua, ogni passo dello stile è una tecnica completa,
adeguabile in base a distanza d’ingaggio, direzione, altezza e finalità.
Gli stessi ragionamenti fatti per l’artiglio dell’aquila, si applicano ai piedi per gli spostamenti, così come al corpo per ogni movimento.
SERPENTE
…un serpente avvolge la preda …flessuosità …gli arti come fruste avviluppano il nemico come un serpente
Il serpente pone l’enfasi sulla rotazione del centro inferiore, le chiavi di volta sono le anche, il bacino e la colonna vertebrale che
diventano un sistema integrato che agisce flessuoso come un potente serpente.
La mente compie un lavoro di tipo immaginifico per sviluppare il “corpo del serpente” e trasformare la percezione del proprio
corpo come se “non avesse braccia, come se non avesse gambe”, integrandoli e connettendoli strutturalmente e dinamicamente
alla colonna vertebrale.
Gli arti superiori, così connessi, compiono ampi cerchi e creano campi di forza con “effetti” diversi secondo le diverse esigenze tecniche
(effetto machete, effetto frusta, effetto verga oscillante), che traggono la loro forza dal potente meccanismo di sollevamento/
abbassamento/rotazione del sistema anche-bacino-colonna vertebrale che imprime una tremenda forza centrifuga. Forza centrifuga
che vortica su per la colonna sfruttando sia la componente gravitazionale (forza-peso) sull’asse verticale in modo da appesantire il
gomito (ginocchio) e la mano (piede), sia la componente torsiva-rotazionale per scagliare le braccia in una rivoluzione profonda che
protegge/attacca i 3 livelli (alto, medio, basso).
Il “corpo del serpente” affina la sensibilità propriocettiva così da potere rilevare, al minimo contatto, il livello tonico-muscolare
complessivo dell’avversario; permettendoci, non solo di adeguare la nostra azione spontaneamente a seconda del tipo di resistenza,
dura o morbida, che incontriamo, ma anche di insediarci pericolosamente, da qualsiasi direzione, nella sua guardia come un “serpente
che striscia nell’erba”.
SCIMMIA
…una scimmia gioca tra gli alberi …agilità, creatività, agire con l’astuzia
La posizione della scimmia nella dinamica delle braccia ricorda ‘mani come nuvole’ del Taiji Quan, ma se ne differenzia per la
maggiore torsione di tutto il corpo.
La forza scorre avvolgendosi lungo la colonna vertebrale, che si comporta come una trasmissione moltiplicatrice di potenza, e si
manifesta in una dinamica centrifuga che conferisce a tutto il corpo agilità e destrezza.
Contiene moltissime varianti (la scimmia ruba la pesca, rompe la noce di cocco, si arrampica sull’albero), tutte basate sull’uso agile
del corpo, sul cambio di direzione e sulla variazione improvvisa di velocità.
La cosa comune è l’approccio mentale e lo spirito; è importante immedesimarsi nell’animale al punto di muoversi nello stesso modo,
combinare, variare naturalmente nel modo più imprevedibile possibile.

FALCO
…un falco vola in caccia – ghermire la preda – le braccia colpiscono rapide come ali
Il falco concentra l’abilità di muoversi in poco spazio andando incontro alla tecnica avversaria, incollandosi a essa, dando l’impressione
di non intervenire fino alla fine, per poi attaccare dal basso verso l’alto.
Si usano posizioni molto defilate, e movimenti di mano rapidi come un falco che vola nella foresta, s’impara a “nascondersi” dietro
alle parate senza dare informazioni sensoriali all’avversario, in modo da attaccare quando non siamo visibili.
E’ importante non trasmettere informazioni al sistema nervoso avversario attraverso un contatto grossolano e impreciso, perché gli
arti sono apparati ultrasensibili ricchi di recettori in grado di captare informazioni, che possono generare reazioni imprevedibili, in
maniera diretta senza un’intenzione cosciente.
Infatti, le reazioni umane più pericolose nell’ambito del combattimento, non gestibili coscientemente, sono dettate solo di sfuggita
dal lato cosciente/razionale, messo in cortocircuito dai meccanismi reattivi rapidi legati alla sopravvivenza, che sfruttano una
quantità d’informazioni immensa, proveniente da una rete di sensori eterogenei dislocati strategicamente in tutti i muscoli, tendini,
legamenti e articolazioni.
Le ricerche scientifiche stanno dimostrando proprio questi fenomeni; la capacità percettiva umana arriva a limiti estremi grazie a
questi meccanismi istintivi. Meccanismi che riscoperti e affinati con l’allenamento, possono portare un esperto praticante a “rubare
l’intenzione” e ad “anticipare” il pensiero/azione.

RONDINE
…una rondine che gioca – versatilità, variazione di altezza – scendere e risalire rapidi come una rondine su uno specchio
d’acqua
Nella rondine è espresso maggiormente il concetto di cambiamento d’altezza alto-basso. Ispirandosi ai cambi di traiettoria improvvisi
e repentini delle rondini, ci si allena per sviluppare l’abilità di variare lì per lì la sezione attaccata, portando tecniche circolari da
figure che alternano posizioni strette a posizioni profonde.
La rondine è nascosta in molte altre figure ed ha numerose varianti.
Le posizioni di questa figura sono defilate, il corpo è disposto di taglio, le braccia si comportano, nel loro caratteristico profilo arcuato
simile alle ali di una rondine, come lame di un abile spadaccino infilandosi tra gli interstizi della difesa avversaria, seguendone il
contorno del corpo e dividendone la forza, colpendo in maniera precisa, imprevedibile e letale i punti vitali.

CAVALLO
…un cavallo che scalcia – potenza nei colpi – colpire come un cavallo selvaggio
Nel cavallo si cerca di imprimere la maggior forza e il maggior peso possibile ai pugni, che diventano pesanti come degli zoccoli.
L’arco della schiena è teso, si manifesta un forte potere torsivo sulle braccia, tutto il corpo come un potente arco carica la tecnica.
Si devono generare due ‘vettori forza’ ideali che spingono in direzioni contrapposte come nella figura della tigre: il primo è diretto
frontalmente ed è applicato ai pugni, il secondo ha il punto d’applicazione nella zona lombare tra seconda e terza vertebra (zona
Ming Men), e condivide la direzione del precedente ma ha verso opposto.
Il passo permette di trasferire la potenza di tutta l’energia cinetica dello spostamento, per effetto della trasmissione della quantità di
moto. Questo significa che la componente traslatoria dello spostamento arriva tutta sul bersaglio attraverso i pugni.
INFO: www.taichineidan.com – email: neidanschool@gmail.com – cell. 3478701436

About Maurizio Mazzarelli

Istruttore di Qi Gong e Operatore in Massaggio Cinese Tuina
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